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un'altra
scrivania di/per Anna Setari
[blog fondato da Giovanni Monasteri]
Sentivo stamattina a Radio Radicale che Bertolaso avrebbe proibito, nelle tendopoli dei terremotati in Abruzzo, il consumo di caffè, cioccolata, Coca cola e vino. Sarebbero da evitare in quanto «eccitanti». Le condizioni di vita si fanno sempre più difficili in quella situazione, sotto le tende, in convivenze forzate. A quanto pare però gli unici provvedimenti sono di tipo repressivo. I terremotati sempre più assomigliano a sorvegliati speciali: per spostarsi da un settore all'altro di queste tendopoli, per andare per esempio a visitare un parente, occorre sempre chiedere un permesso. Queste notizie erano riferite non da un passante o viaggiatore, ma dalla rappresentante della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane. L'intervista di Radio Radicale può essere ascoltata qui:
Prima notizia post-elettorale, dunque: il governo impone la fiducia alla Camera e oggi sarà legge il disegno che diminuisce l'efficacia delle investigazioni, cancella il dovere della cronaca, distrugge il diritto del cittadino di essere informato.
Commentando con un amico le affermazioni di B a Porta a porta sul sostegno dello stato a chi perde il lavoro (nessuno, diceva B. sarebbe rimasto scoperto) il mio amico diceva che sarebbe bastato che un giornalista lo avesse messo di fronte alle cifre della Banca d'Italia per confonderlo e ridurlo al silenzio. "Alle cifre non si può replicare", diceva. Gli ho fatto notare che uno come B. avrebbe replicato sfacciatamente che le cifre sono sbagliate. Puntualmente, è accaduto esattamente così (vedi QUI e QUI). E il fatto che la Banca d'Italia confermi i suoi dati non ha risonanza, non significa nulla, quasi si trattasse di una polemica tra "opinioni". Niente vale più in questo nostro infelice paese se non ciò che quest'uomo vuole fare credere. Nemmeno le statistiche, nemmeno i dati, nemmeno infine ciò che abbiamo sotto gli occhi.
"Ora egli pretende che il potere delle sue parole sulla realtà e sui nostri stessi ricordi sia, per noi, illimitato e indiscusso. Esige che noi dimentichiamo ciò che ricordiamo e crediamo vero ciò che egli dice vero e noi sappiamo bugiardo."
Così D'Avanzo qualche giorno fa, delineando su Repubblica Il nuovo volto del Potere. Purtroppo, con verità .
È stato nella Festival Hall dell'Università del Cairo che la grande Umm Kalthoum, la diva del canto egiziana, tenne i suoi più trionfali concerti tra gli anni Cinquanta e i Sessanta. Nel sala dalla grande cupola grigia che la faceva simile a un'elegante sala di concerti o anche a un teatro d'opera, la cantante commuoveva fino alle lacrime e all'estasi uomini e donne egiziani colti e influenti - una gioia che in questa affollata e spesso caotica città , poi non è stata più provata per anni. Fino a oggi. Barack Obama è entrato dall'estremità destra del palco e il pubblico di alcune centinaia di grandi dell'Egitto si è levato in piedi quasi come un un solo corpo. Ministri dello stato, vescovi Copti, Iman musulmani, importanti giornalisti egiziani - sostenitori e avversari del regime - uomini d'affari di successo e grandi accademici, insieme con una folta rappresentanza dei più scelti studenti dell'Università del Cairo e dell'Università americana del Cairo, hanno applaudito e risposto con la mano al saluto del presidente degli Stati Uniti che avanzava con la grazia di un atleta fino al centro del palco.
Il canto di Umm Kalthoum poteva durare per più di un'ora senza perdere la sua intensità , e Obama - grazie soprattutto alla traduzione simultanea e al linguaggio diretto del suo corpo, della sua asciutta e affascinante presenza fisica - ha rapito l'attenzione del suo pubblico per un tempo quasi altrettanto lungo.
Dopo un solo minuto di discorso egli aveva già conquistato ogni cuore e ogni mente nella grande sala, con l'annuncio del suo orgoglio di essere portatore "della buona volontà del popolo americano e di un saluto di pace che usano le comunità musulmane del mio paese: asalaamu aleikum". Tutto il pubblico si è alzato in piedi e io non sono stato il solo nella vasta sala a ritrovarmi con le lacrime agli occhi.
Si tratta della prima parte di un articolo di Abdallah Schleifer, un professore di Giornalismo dell'Università Americana del Cairo - un americano, insomma, per lo meno idealmente. Ma il fatto importante è che tale articolo viene riportato oggi su al jazeera (dove chi vuole può leggersi il seguito). Sullo stesso sito del resto si possono leggere altri positivi commenti al discorso di Obama, paragonato, per esempio, da Ahmad Yousuf, un rappresentante di Hamas, al famoso discorso di Martin Luther King "I have a dream" (vedi qui). Insomma, fuori di casa nostra la politica e il fascino si manifestano anche a livelli più alti e persino incoraggianti.
Nella Repubblica fondata sulla menzogna, può accadere che il presidente del Consiglio menta non solo sulla sua pelle (le sue frequentazioni private e l'utilizzo a fini personali dei voli di Stato) ma anche sulla pelle degli altri. Ieri sera, nel solito, comodo salotto di Bruno Vespa, Silvio Berlusconi ha detto due colossali bugie.
Quando una Regione ci presenta un piano infrastrutture noi li diamo. Se invece li spende per stipendi o per spese correnti non li diamo". Delle due l'una. O non sa di cosa parla. O racconta l'ennesima frottola a spese dei poveri meridionali. Non lo dicono i sovversivi "bolscevichi" dell'opposizione, ma i numeri del Tesoro. La suddivisione dei Fondi Fas all'85% per il Sud e al 15% per il Nord non è una decisione di questo governo, ma una norma consolidata e varata dalla Legge Finanziaria del 2002. Non solo. I fondi Fas in cassaforte, all'inizio di questa legislatura, ammontavano a 63 miliardi. La prima manovra di Tremonti ne ha subito tagliati 10. Dei 53 rimasti, 26 miliardi sono fondi nazionali e 27 sono fondi regionali.
I primi, invece di essere usati per investimenti nelle aree depresse, sono stati impiegati dal governo per finanziare spese correnti di ogni genere: dagli sgravi Ici ai più abbienti all'Alitalia, dalle quote latte alla copertura dei disavanzi comunali di Roma e Catania. I secondi, per i quali è prevista la compartecipazione dell'Unione europea, non sono nella disponibilità del governo centrale ma degli enti locali. Così stanno le cose nel mondo vero, fuori dal "set" virtuale berlusconiano.
Sarebbe stato bello se, nello studio di "Porta a porta", qualcuno avesse sollevato qualche obiezione al Cavaliere, e gli avesse fatto notare l'inconsistenza dei suoi seducenti "annunci" e l'incongruenza delle sue sedicenti "verità ". Ma ancora una volta, in quella "dependance" televisiva di Palazzo Grazioli è risuonato solo il Verbo dell'Imperatore.
Una delle scene che un tempo mi apparivano implausibili del Riccardo III di Shakespeare è quella in cui, nel Consiglio della Corona, egli si sbarazza di Lord Hastings, l'unico che si opponga al suo progetto di usurpazione della corona (Atto III, sc. 4). Dopo aver esibito buon umore e detto quattro facezie, all'improvviso lui, che è il Lord Protettore e fa le funzioni di re, lo accusa davanti a tutti di alto tradimento per aver protetto, dice, la sua amante, la signora Shore, che in combutta con la vedova del defunto re, dice, ha complottato contro di lui e con incantesimi e magie gli ha fatto disseccare il braccio. "Guardate!" dice, esibendo il suo braccio morto come prova. Ora, tutti sanno, a corte e nel consiglio, per averlo sempre avuto sotto gli occhi, che Riccardo dalla nascita ha un braccio e una gamba atrofici. Eppure, quando se ne esce con quella assurda accusa, nessuno osa obiettare, nessuno gli ribatte, o lo contraddice o gli ride in faccia. Tutti tremano. E quando Riccardo dirà , ghignando blasfemo, "chi mi ama, si alzi e mi segua", tutti si alzeranno e lasceranno solo Lord Hastings, che sarà immediatamente decapitato. Un tempo a me tale scena pareva incredibile come un racconto per bambini. Non sapevo, non mi era mai capitato di farne esperienza, che è proprio la sfacciataggine della bugia, la sua palese pretestuosità , ciò che quando esce dalla bocca di un potente, atterrisce. La menzogna sfacciata di un uomo che occupa posizioni di potere, attesta il suo totale disprezzo verso chi lo serve e verso chi gli si oppone: avvisa della sua volontà di pre-potenza, la sua minacciosa mancanza di limiti.
P.S. Lord Hastings non era, politicamente parlando, una volpe e si lasciò facilmente fare fuori, nonostante alcuni amici avessero tentato di metterlo in guardia. Ciò non toglie che non vorrei essere tra quelli che lo lasciano solo nella sala del Consiglio, alzandosi per seguire Richard. Per questo motivo andrò a votare sabato, senza cedere allo sconforto e ai nobili malumori di chi non si sente bene rappresentato. Andrò, e anche se non ci sono volpi e leoni nel campo dell'opposizione, voterò per l'opposizione. Quella che c'è, così come è.
Apprendiamo che, per quanto riguarda gli aerei di Stato, una tempestiva legge dell'anno scorso ha stabilito che su tali voli possano essere imbarcati anche tutti gli intrattenitori che piacciono al capo. Dunque Apicella e le dolci fanciulle se hanno viaggiato su aerei di Stato lo hanno fatto all'interno dell'abuso* legalizzato da questa legge.
La prossima prevedibile legge quale potrebbe essere? Quella, suppongo, che abbassi a 16 anni la maggiore età . Magari anche a 15 o 14 per le femmine: come è noto, loro maturano prima dei maschi.
Si potrebbe anche supporre che a questa legge, per acquietare la Marcegaglia, verrebbe dato il nome di riforma.
________________________ *dell'abuso di Stato parla oggi un articolo di Merlo su Repubblica.
È violazione della privacy fotografare in uno spazio pubblico (areoporto) degli aerei di stato (pubblici) dai quali scendono ospiti privati diretti alla villa privata del presidente del consiglio in Sardegna?
Se davvero quegli aerei (al plurale!) sono stati usati per fini privati, il fatto è gravissimo (e vi si aggiunge il dettaglio che colui che avrebbe usato denaro pubblico sotto forma di aerei per scopi personali e privati, è l'uomo più ricco d'Italia).
IL "caso Berlusconi" svela da oggi anche altro e di peggio. Ci mostra il dispositivo di un sistema politico dove la menzogna ha, non solo, un primato assoluto, ma una sua funzione specifica. Distruttiva, punitiva e creatrice allo stesso tempo. Distruttiva della trama stessa della realtà ; punitiva della reputazione di chi, per ostinazione o ingenuità o professione, non occulta i "duri fatti"; creatrice di una narrazione fantastica che nega eventi, parole e luoghi per sostituirli con una scena di cartapesta popolata di fantasmi, falsi amori, immaginari complotti politici.
E' stato per primo Silvio Berlusconi a muovere. Si scopre vulnerabile nelle condizioni di instabilità provocate dalle parole della moglie ("frequenta minorenni", "non sta bene") e fragile per la sua presenza nella peggiore periferia di Napoli a una festa di compleanno di una minorenne. E' dunque costretto a mostrare, senza finzioni ideologiche, il suo potere nelle forme più spietate dell'abuso e della pura violenza. E' già un abuso di potere (come ha scritto qui Alexander Stille) in un pomeriggio di autunno telefonare, da un palazzo di Roma e senza conoscerla, a una ragazzina che sta facendo i compiti nella sua "cameretta" per sussurrarle ammirazione per "il volto angelico" e inviti a conservare la sua "purezza". E' un abuso di potere ancora maggiore imporre ai genitori della ragazza di confermare la fiaba di "una decennale amicizia" con il premier, nata invece soltanto sette mesi prima grazie a un book fotografico finito non si sa come sullo scrittoio presidenziale.
E' pura violenza pretendere che gli si creda quando dice: "Io non ho detto niente". Tutti abbiamo sentito Berlusconi dire, spiegare, raccontare in pubblico e soprattutto contraddirsi e mentire. Ora egli pretende che il potere delle sue parole sulla realtà e sui nostri stessi ricordi sia, per noi, illimitato e indiscusso. Esige che noi dimentichiamo ciò che ricordiamo e crediamo vero ciò che egli dice vero e noi sappiamo bugiardo. Non ha detto niente, no? Berlusconi chiede la nostra ubbidienza passiva, l'assuefazione a ogni manipolazione anche la più pasticciata. Reclama una sterilizzazione mentale (e morale) dell'intera società italiana.
Facebook. Non c'è giorno che non lo si legga o senta citato. Quasi sempre attribuendo a tale social network il carattere quasi paradisiaco di luogo della libera e facile comunicazione, dove si discute, si sviscerano problemi, si prendono iniziative aggreganti, si recuperano compagni di scuola di cui non si era più sentito il minimo bisogno da decenni, si entra in rapido contatto con chi non ci pensava nè si ricordava più di noi (come noi di lui, del resto); il luogo, anche, in cui ogni uomo pubblico o aspirante alla notorietà può misurare la propria fama e sentirsi a contatto con la gente e addirittura con la realtà . E va bene, è una moda. E però, io noto due cose:
2. Che dal miscuglio di "amici" veri e supposti, di chiacchiere e sciocchezzai e di temi grandiosi di interesse pubblico ed epocale e di goliardate, di stupidissimi giochini mangiatempo, viene fuori un insieme dove tutto è uguale a tutto, tutto sullo stesso (basso) piano, e l'unico vero senso è la continua digressione - l'elusione di ogni reale discorso che persegua un qualche suo filo di riflessione e che richieda un minimo di tempo. Nei blog almeno si tenta(va) di scrivere, si cerca(va) una forma espressiva, ci si impegna(va) a trovarla. Si richiede(va) inoltre una lettura, non solo una reazione. Su Fb parrebbe che ciò che importa sia il numero di contatti, il pubblico da contare appunto in un'amplificazione di voci e di messaggi fatici, che non vogliono dire molto cioè al di là della testimonianza di "esserci".
A questo punto solitamente salta su qualcuno ad obiettare che Fb non è che un mezzo, e tutto dipende da come viene usato. D'accordo, d'accordo. Tuttavia i mezzi non sono indifferenti, così come non sono indifferenti i materiali per un'architettura. Fb, così come è strutturato, invoglia e promuove, oltre che la schedatura generale, la rapidità di reazione e la distrazione, il passaggio inconcludente da una chiacchiera all'altra, l'azzeramento di ogni peso, di ogni differenza.
Mi chiedo: se i naviganti vengono dirottati e intruppati, ben schedati, nel felice e "libero" mondo indifferenziato di Fb (che è facile prevedere che diventi inevitabilmente un ancora più felice, e indifferenziato, supermercatone gigante), non sarà infine più semplice e liscio riuscire, con la scusa dei pedofili e di altri criminali che vi allignano, a limitare gli accessi in rete per quanto riguarda le news, e i blog, e tutto ciò che sembra oggi ancora sfuggire al controllo?
Da leggere l'articolo (molto bello, molto appassionato, molto importante per come risveglia la memoria e l'attenzione, intorpidita dalla versione monocorde e generica martellataci, sul tema dell'immigrazione e della sicurezza, all'unisono dalle TV e dai bar) di Saviano pubblicato oggi su Repubblica, intitolato Il coraggio dimenticato.